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Marino Vincenzo

Biografia


Marino Vincenzo (Cecè, come comunemente e affettuosamente veniva chiamato ), era nato il 26 settembre 1910 a Pentone, dove visse e morì il 19 giugno 1967. Secondo dei sei figli della numerosa famiglia di Michele Marino fu uomo di fede e di pietà. Una lapide, posta sul frontespizio della sua casa avita in Piazza Giuseppe lice, lo ricorda come umile artigiano al servizio della chiesa. La sua fu una vita di preghiera e di lavoro, di mortificazione e di carità vissuta con autentico impegno missionario. Si accostava tutti i giorni alla Mensa Eucaristica con ardore santificante, senza mai risentire il logorio spirituale dell’abitudine; e quando non poteva farlo nella sua Chiesa parrocchiale raggiungeva, a piedi, Taverna per cibarsi del Pane del Cielo. Circondato da numerosi discepoli intorno al suo deschetto di calzolaio, scandiva la sua giornata di lavoro con momenti di preghiera e di meditazione, ditalchè, nella nobile interazione, il lavoro diveniva preghiera e la sua bottega una scuola, oltre che del mestiere, di virtù civili e morali. Nella fragilità della sua persona l’occhio raffigurava la purezza dell’anima ed il sorriso celava la mortificazione cui sottoponeva il suo corpo, solo svelata allorché, sopraggiunta improvvisa la morte, gli fu trovato, intorno all’esile corpo, il duro cilicio.

Ebbe corrispondenza intensa e costante con molti ergastolani, ai quali non faceva mancare e la sua parola amica e il suo conforto. Suo pensiero furono altresì le missioni d’Africa, in particolare le città dei lebbrosi, in favore dei quali continuo, anche se necessariamente limitato, fu il suo materiale aiuto.

Fu presidente dell’Associazione Parrocchiale dell’Azione Cattolica e in tale sua veste operò attivamente nel servizio liturgico e nell’insegnamento della dottrina cristiana.

Fu per lunghi anni fino alla sua morte tesoriere della Confraternita di Maria SS. del Rosario di Pentone; fece parte altresì della << Conferenza di S. Vincenzo de’

Paoli >>, costituitasi nell’immediato dopoguerra in un periodo di estreme ristrettezze. Si prodigò nell’assistenza ai malati che visitava assiduamente. Morì reclinando il capo sul deschetto della fatica e unanime ne fu il compianto.

 

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