|
Nato a
Nicastro il 16/01/1940. Vive facendo spola fra
Calabria,Veneto e Lombardia. Pittore di rinomanza
nazionale, originario di Lamezia Terme, bellissima
città del Tirreno calabro, in cui risiede e coltiva
da anni il suo appassionato rapporto con la pittura.
Essa presenta due notevoli vantaggi, oggi piuttosto
rari nel contrastato e volubile panorama dell’arte
contemporanea. Da una parte Romeo elabora una
ricerca tecnica tutta all’interno del puro fatto
pittorico. Per lui la pittura è ancora fatta di
colori, luci, toni. Non abbisogna di contaminazioni
con oggetti, fotografie, giornali o altro. E’
integralmente un linguaggio pittorico. Per Romeo
l’arte deve esprimere emozioni, pensieri,
intensificare quanto di sensibile, spirituale esiste
nell’uomo. Ai nostri giorni, forse, impresa tanto
più difficile rispetto al passato, in quanto
l’umanità, soggiogata dalla tecnica, dalla frenesia
convulsa dei ritmi quotidiani di vita, sembra voler
rinunciare alla poesia, al richiamo evocativo di una
realtà trasfigurata dell’animo.
La pittura di
Romeo, la sua delicatezza espressiva, il suo modo di
entrare in intimità con il paesaggio ci dicono
apertamente che questo non è possibile né
auspicabile. Ecco allora un altro aspetto della sua
riflessione visiva: il contatto con il paesaggio ed
in particolare con quello della sua terra d’origine
che tanta parte svolge nel dispiegarsi del suo
discorso figurativo. Soggetti ispirati ai monti
della Sila, all’azzurro terso del Mediterraneo o
alla silente campagna dell’entroterra, sono
percepiti ed interpretati in una sorta di magico
candore. Vi è nella pittura di Nicolino Romeo un
disinvolto e limpido spazio lirico in cui la natura
riflette il suo proprio stato di grazia. L’uomo è
assente o, meglio, la sua presenza è discretamente
intuibile dai profili di caseggiati, dall’abbandono
di una barca sulla spiaggia o dall’orizzonte
ristretto di una balconata. Romeo, senza
sentimentalismi, persevera in una interpretazione
della natura che è squisitamente interiore e lucida
nella sua rilevazione visiva. Le sue
rappresentazioni non nascono da oscure forze
inconsce, ma dal battito solare di una fantasia
trasfiguratrice, che quantunque non ascrivibile alla
dimensione della razionalità, appartiene ad una
coerente coscienza figurativa. Un percorso creativo
,quello di Romeo, che prende avvio da una
riflessione sull’Impressionismo, del resto cosa
comprensibilissima poiché proprio con Monet, Manet,
Renoir, inizia nella pittura moderna un rapporto
confidenziale, quasi intimo con la natura, vista non
più come la propaggine del mito, ma accolta nelle
sue sfumature più vitali. Ecco allora nella pittura
di Romeo il tonalismo delicato, reso fluidissimo da
una particolare animazione della luce. Luce che
parte dalla realtà e tende a farsi assoluta pienezza
dello spirito prima dei sensi. Vengono in mente la
solare purità del suntuoso luminismo di Guidi. Ma
nella suggestione della poetica di Romeo sussiste un
richiamo verso atmosfere “ chiariste “ con
l’insistere sulla modulazione del colore che diviene
raffinatissima trasparenza. La luce assorbe il
colore e lo riflette in parvenze soffuse con grigi
che danno l’apparire di gialli sfocati, di verdi
sussurrati, di rosa ingentiliti. Pittura senza ombre
e penombre. Tutto diventa luce e segno che decanta
l’immagine nel vivo animo. Il colore privo di
intorbidamenti, di lacerazioni chiaroscurali, si
evidenzia come un profondo inno alla vita. Si
apprezza nella pittura di Romeo, nelle sue
silenziose esplorazioni della natura lo snodarsi di
un segno sciolto, eco di un arabescato primitivismo
che ci conduce verso vere sensazioni. Allora il
segno nelle composizioni di Romeo definisce, la
struttura nitida della forma. Ne discende da queste
indicazioni che la prospettiva diventa un fatto
interiore, il senso di un rapporto psicologico e non
accademico con la realtà osservata. Il pittore
predilige lo stemperarsi dei piani, linee di fuga
che si dispiegano nel tonalismo cromatico e nel
variare delle atmosfere. Prospettiva che lavora di
impressioni e seduzioni, con preziosismi ed
essenzialità. Ecco il pregio della pittura di Romeo.
Rendere anche l’ultimo cammeo di un immagine, sia
esso il declivio di una collina, lo spuntare di un
albero o il manto nudo di una nevicata, elemento
fondante e non decoro della forma. Anche sul piano
plastico si trovano dei volumi svuotati di ogni peso
fisico, ridotti a schemi di luce. Romeo evidenzia il
senso di una pittura che assume caratteristiche
coloristiche e non plastiche, fatta di toni e non di
masse. Del resto non può essere diversamente per un
pittore che ha scelto di lavorare sulla luce e sulle
superfici. I piani dipinti non sono appartenenze di
corpi, ma pronunciamenti di riflessi cromatici, di
vapori coloristici. Da queste considerazioni si
avverte come l’arte di Romeo ci restituisca una
percezione magica della realtà, liberamente
interpretata ed evocata. Appare inoltre evidente
come l’artista superi ogni ipotesi verista per
addentrarsi con maggior profitto espressivo e
risonanza poetica in quella dimensione percettiva in
cui realtà e fantasia si battono all’unisono verso
il cuore del mondo e del suo sempre sfuggente e,
comunque imprescindibile, incantamento.
|